Per comunicare bene siate ASTUTI come i serpenti e SEMPLICI come le colombe. Il metodo BOA2RD

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Vi propongo il metodo BOA2RD perché lo ritengo esaustivo e semplice per definire che tipo di presenza in Rete dobbiamo dare alla nostra diocesi o parrocchia: il suo modo astuto e semplice di stare nello scenario digitale.

“Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Matteo 10,16). Oggi saper comunicare bene significa innanzitutto rendersi conto che lo scenario comunicativo è complesso: non è scontato che il messaggio arrivi e sia accolto e compreso dal destinatario.

Occorre, quindi, essere astuti e semplici. A dircelo è Gesù, il perfetto comunicatore.

Papa Francesco è arrivato in Brasile

È necessario progettare ogni azione pastorale, soprattutto quella comunicativa. Nelle diocesi e nelle parrocchie, però, non sempre è riscontrabile una chiara azione pastorale della comunicazione, proprio perché manca una logica progettuale (La Chiesa mediale). Inoltre, si continua a considerare la comunicazione come un fattore strumentale, di cui si fa carico qualcuno, più per passione personale che per un’effettiva considerazione ecclesiale (cfr. C. Giuliodori, Chiesa e comunicazione in Italia).

“Pertanto, dato che oggi le persone non sono più ostaggi passivi della comunicazione e possono scegliere e costruirsi un proprio palinsesto”,

anche per la Chiesa vale il principio che per comunicare bene bisogna assumere una strategia.

seo-vs-social-media-marketing-quale-strategia-1024x683-400x267Non si tratta di attivare un’operazione di “tecnologia pastorale”, ma di compiere un’operazione teologica (La Chiesa mediale). Il Direttorio per le comunicazioni della CEI e i documenti magisteriali hanno già evidenziato la necessità di progettare la comunicazione. Vi propongo il metodo BOA2RD perché lo ritengo esaustivo e semplice per definire che tipo di presenza in Rete dobbiamo dare alla nostra diocesi o parrocchia: il suo modo astuto e semplice di stare nello scenario digitale. 

Modern business concept

La metodologia BOA2RD è uno strumento utile per definire alcuni aspetti di un’attività di comunicazione digitale. Utilizzata già per lo sviluppo della struttura del sito delle Olimpiadi di Torino e del Teatro alla Scala di Milano, obbliga a metterci nei panni dell’utente, della persona che sta dall’altra parte del media e a definire i punti chiave più importante nello sviluppo di un progetto di comunicazione. Un progetto che deve essere pensato tenendo al centro il destinatario e che deve essere elaborato su misura del ricevente della nostra comunicazione.

Il metodo BOA2RD può diventare anche una metodologia per progettare l’attività di comunicazione di una diocesi o di una parrocchia perché invita giornalisti e comunicatori a mettere a centro la persona, i suoi bisogni e i suoi desideri.

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Tale metodologia funziona se il destinatario a cui vogliamo rivolverci (persone che già conosciamo offline e persone che conosciamo solo online) viene compreso in modo quasi empatico e non manipolatore. Alla Chiesa per comunicare non servono tattiche pubblicitarie, ma capacità di

entrare in contatto, in relazione con gli uomini e le donne che incontra lungo le complesse strade della Rete.

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La metodologia BOA2RD si basa sull’identificazione degli OBIETTIVI, BISOGNI, ANSIE, ASPETTATIVE e RESISTENZE delle persone alle quali intendiamo rivolgerci (non i nostri).

– OBBIETTIVI: se abbiamo intenzione di aprire una pagina su Facebook per la nostra diocesi o per la nostra parrocchia, chiediamoci: perché un utente dovrebbe seguirci? Allo stesso modo, se apriamo una pagina Web: per quale motivo qualcuno dovrebbe visitarla o cercarla? Cosa starebbe cercando di ottenere?

– BISOGNI: mappare i bisogni che l’utente cerca di soddisfare, e dare loro una priorità, in modo da articolare correttamente l’informazione e il servizio. Non tutti i bisogni però sono percepiti, alcuni sono latenti e non tutti sono ti tipo razionale (cercare informazioni), anzi molti sono emotivi (sentire qualcosa riguardo un evento o una persona). Chiediamoci allora: un nostro post davvero interesserà a qualcuno? Risolverà un qualche bisogno?

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– ANSIE: analizzare le ansie per capire cosa combattere può diventare molto utile per mettere a fuoco la nostra strategia di comunicazione. In concreto bisogna intercettare gli ostacoli emotivi che frenano l’adesione alla nostra proposta comunicativa.

– ASPETTATIVE: individuare ciò che le persone si attendono dalla nostra presenza nei social media e dalla nostra comunicazione. Possono essere positive (so già che è troverò notizie e contenuti che mi piaceranno), negative (so già che leggerò le solite notizie) o neutre. Bisogna tener conto delle aspettative per non creare problemi di comunicazione. Superare le aspettative può diventare un’opportunità per sorprendere e attirare l’attenzione degli utenti.

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– RESISTENZE: sono gli ostacoli razionali, per esempio c’è chi non ama il Web perché non è convinto che il suo servizio sia utile o chi non accetta di farsi coinvolgere in operazioni social perché non lo ritiene appropriato (alla stesso tempo però puoi trovarlo iscritto sui social media. Bisogna ascoltare le persone con le quali siamo entrati in contatto, leggere quanto le persone esprimono spontaneamente, senza lasciarci inquinare dai nostri pregiudizi e preconcetti, considerandoci dei partecipanti e non dei protagonisti della conversazione. Se riusciamo a fare tutto questo raccoglieremo preziose informazioni per la nostra strategia di comunicazione.

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Ricordatevi che il fai da te è pericoloso, nei social media non si può improvvisare. Non basta aprire una pagina FB o un sito, bisogna progettare bene la nostra presenza nella Rete.

 

Don Alessandro Palermo (amandil5)

 

 

 

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Riferimenti alla metodologia BOA2RD: G. Laurita – R. Venturini, “Strategia digitale. Comunicare in modo efficace su internet e i social media”, Hoepli, Milano, 2016 (2° edizione), pagine 89-98.

Cfr. A. Palermo, “La Chiesa mediale. Sfide, strutture, prassi per la comunicazione digitale”, Paoline, Milano, 2017, (capitolo 3).

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