“C’è uno stile “sacerdotale” quando ci si connette in Rete? Sì.

shutterstock_316856141-e1457631228350[Articolo di Iacopo Scaramuzzi per l’agenzia stampa Askanews]

«Il “don” all’epoca dei social network ha un’agorà potenziale molto più ampia per diffondere “la buona novella”, ma rischia di fare scivolate molte mondane, incorrere in incidenti diplomatico-ecclesiali, o addirittura, poco cristianamente, scandalizzare e ferire». «Don Alessandro Palermo, giovane sacerdote siciliano della diocesi di Mazara del Vallo, parroco della Chiesa di San Matteo a Marsala, e grande esperto di comunicazione al tempo del web, parte da una domanda: “C’è uno stile “sacerdotale” quando ci si connette in Rete?»  Continua a leggere

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Con Twitter e Instagram anche i PAPI sono diventati social

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⇒ concetti chiave: LA NECESSITA’ DELLE RETI SOCIALI; LA QUESTIONE E’ UMANA; C’è UNA PRESENZA REALE; CON I SOCIAL CI SI FA’ PROSSIMI

La Chiesa non può non abbracciare la cultura e la comunicazione digitale anche perché, parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo, significa entrare nello scenario digitale perché ad “abitarlo” sono proprio gli uomini.[1] E negli scenari digitali a essere protagonisti assoluti sono i social network, “luoghi” privilegiati per sperimentare,

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La PASTORALE DIGITALE non deve ridursi ad una sorta di messaggistica religiosa.

2:.No alla messaggistica religiosa

concetti chiave: LA VERA SFIDA E’ CULTURALE; FORMAZIONE TEOLOGICA/PASTORALE; RELAZIONE UMANA PIU’ CHE INFORMAZIONI; IL SACERDOTE E’ CHIAMATO A OCCUPARSENE PERSONALMENTE.


Alcuni importanti orientamenti per la pastorale digitale sono stati già evidenziati nel Messaggio per la XLVI Giornata mondiale delle comunicazioni: il messaggio da comunicare è il Vangelo e per comunicarlo efficacemente: occorre una preparazione teologica, spirituale e mediale; comprendere che il web non è uno spazio da occupare (non basta la sola presenza); superare la logica “pubblicistica” della trasmissione (non serve a nulla inserire sempre e solo versetti della Bibbia) per assumere la logica “pastorale” della prossimità (nei social ci si incontra sempre e comunque con un altro che anche se non vediamo è reale).

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