GMG 2017: le “stories” di oggi siano la buona storia del vostro domani

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Il Messaggio per la prossima XXXII Giornata Mondiale della Gioventù è pieno di “immagini” provenienti dalla cultura digitale. Dinamiche social e abitudini mediali per Papa Francesco diventano preziose occasioni per comunicare, ai giovani di oggi, il messaggio della GMG 2017, che celebreremo il prossimo 9 Aprile (Domenica delle Palme), dal titolo: Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente. Francesco sa benissimo che parlare di comunicazione e riflettere sui media vuol dire parlare dell’uomo, dei suoi desideri, dei sui bisogni, delle sue intenzioni. (cfr. 51° GMCS 2017)

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Il cuore del messaggio è questo «che i giovani possano camminare non solo facendo memoria del passato, ma avendo anche coraggio nel presente e speranza per il futuro». E la domanda di fondo sembra essere questa:

cosa sono diventati il passato, il presente e il futuro in questo scenario personale e sociale ormai strutturato “con” e “nei” social media?

Come ha già ben ricordato Benedetto XVI il modo di comunicare sta cambiando e con esso sta cambiando la stessa cultura. Diventa, pertanto, necessaria una comprensione attenta dei nuovi processi comunicativi al fine di rendere significativa la presenza della Chiesa e una presa di coscienza in merito al fatto che le reti sociali sono alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo (cfr. La Chiesa Mediale, pag. 78).

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Papa Francesco vuole che i giovani di oggi si impegnino a lasciare la loro impronta nella storia. Lo aveva già evidenziato a Cracovia, durante la Veglia di Preghiera della GMG 2016. Lasciare un’impronta non vuol dire semplicemente postare un’idea, un pensiero sul proprio social network o condividere le proprie stories su Facebook e Instagram, ma significa rendersi conto del proprio passato, vivere in pieno il proprio presente e guardare con speranza al proprio futuro.

Con questi atteggiamenti anche i social network possono diventare occasioni per lasciare impronte lungo questa storia ormai anche digitale.

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Social e l’eterno presente: «essere giovani – dice Francesco – non vuol dire essere disconnessi dal passato». L’odierna società valorizza solo il presente dimenticando e svalutando il passato e tutto ciò che si eredita da esso (il valore del matrimonio, della vita consacrata, etc.).

00025796Nella Rete si trova di tutto, ma le cose che veramente interessano alla Rete sono quelle che hanno a che fare con il nostro presente. Facebook come Instagram permette di creare le stories, foto per raccontare agli altri le nostre giornate, il nostro passato. Il social promuove il tuo passato, le storie di Facebook compariranno in una sezione a parte nella home page, dureranno 24 ore e non compariranno nel newsfeed, ma il suo vero interesse è che tu passi più tempo possibile sulla piattaforma a costruire il tuo profilo.

Più tempo trascorri a costruire storie più ti convincerai che l’unica cosa fondamentale è continuare a essere connessi con il tuo presente.

La stessa dinamica del “mi piaci” “commenta” e “condividi” innesca una sorta di «condizionamento operativo»: pubblicata una foto riceviamo un certo numero di apprezzamenti; nel momento in cui una delle persone che ci ha gratificato pubblica una sua storia, a sua volta ci sentiamo in dovere di fare altrettanto. Si innesca così una routine che produce una gratificazione (cfr. Anime elettriche, pag. 51). Ti convinci così che ciò che conta veramente è il presente.

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Memorie digitali: quando accediamo ai nostri profili social dentro ci troviamo tanti ricordi e momenti cari. I nostri ricordi – dice il Papa – «non devono restare tutti ammassati, come nella memoria di un disco rigido». I nostri smartphone sono pieni dei nostri ricordi, tante foto e contenuti li teniamo archiviati nella memorie digitali.

Possediamo un passato ma non ce lo ricordiamo quasi mai. Sembra che basti solo conservarlo.

Francesco, invece, ricorda che «bisogna imparare a far si che i fatti del passato diventino realtà dinamica, sulla quale riflettere e da cui trarre insegnamento e significato per il nostro presente e futuro». La sfida consiste nel riuscire a cogliere nelle potenzialità digitali le opportunità per costruire un presente e futuro migliore. Le foto che ogni giorno scattiamo e poi postiamo diventano dati sul nostro passato. Dati che di sicuro diventeranno monete che manterranno in vita la piattaforma.

Ma quanto di essi costruiscono davvero la nostra memoria? Quanti sono significati per il nostro cuore e aiutano a dare un senso alla nostra esistenza?

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Papa Francesco consiglia tutti a salvare il passato anche nella propria memoria. Non basta archiviarlo nella memoria digitale occorre integrarlo nella propria vita. Anche i ricordi brutti, anche quelli che ci hanno feriti bisogna conservarli. Con i smartphone spesso salviamo solo le foto belle e resettiamo quelle brutte.

Con la nostra memoria offline impegniamoci ad archiviare anche le immagine difficili della nostra storia.

Non avvaliamoci del diritto all’oblio perché «non c’è santo senza passato, ne peccatore senza futuro. La perla nasce da una ferita dell’ostrica!».

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I volti e i social network: Francesco ricorda quanto pieni siano i social di volti umani, di quante fotografie personali continuamente postiamo e condividiamo con i social media. Immagini che più o meno sono reali, «ma non sappiamo quanto di tutto questa sia storia, esperienza che possa essere narrata, dotata di un fine e di un senso».

Siamo sicuri che per sentirci vivi ogni cosa debba per forza essere fotografata e condivisa?

I social network (soprattutto Facebook) funzionano se condividiamo qualcosa di personale. La condivisione provoca una sorta di “piacere automatico”. «Tale piacere previsto dalle interazioni social diventa spesso abitudine e assuefazione, perversione della cura di sé» (cfr. Anime elettriche pag. 10). «Papa Francesco consiglia tutti a non farsi fuorviare da questa falsa immagine della realtà! Siate protagonisti della vostro storia, decidere il vostro futuro!»

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Dunque ciò che bisogna fare è non disconnetterci dai nostri profili social – questi fanno parte della nostra vita, sono ormai parti di noi stessi – ma conservare la memoria degli avvenimenti della vita mettendoli insieme, ricostruendo l’unità dei frammenti che, una volta uniti, possono comporre un mosaico pieno di senso che di sicuro ci permetterà di

vivere con coraggio il presente e guardare con speranza al futuro anche quando proiettiamo la nostra vita nei social media.

Con il messaggio per la 51° Giornata Mondiale per le Comunicazioni sociali Papa Francesco ricorda che i social sono una sorta di macine che continuamente macinano tutto ciò che ci buttiamo dentro. Per comunicare – anche con i social network – le meraviglie che il Signore ha compiuto nella nostra vita occorre raccontare i fatti attraverso «la scelta di una chiave interpretativa che permetta di selezionare e raccogliere i dati più importanti» (cfr. Messaggio per la 51 GMCS).

don Alessandro Palermo (amandil5)

Leggi il Messaggio per la XXXII Giornata Mondiale della Gioventù: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/youth/documents/papa-francesco_20170227_messaggio-giovani_2017.html

Riferimenti:

  • A. Palermo, La Chiesa mediale. Sfide, strutture, prassi per la comunicazione digitale, Paoline, Milano 2017.
  • Ippolita, Anime elettriche, Jaca Book, Milano 2016.
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