La Civiltà Cattolica è arrivata al suo 4000 numero. 10 consigli di Papa Francesco ai comunicatori di oggi.

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La Rivista La Civiltà Cattolica ha stampato il suo 4000° numero. Papa Francesco in occasione di questo importante traguardo ha rivolto agli scrittori e collaboratori della Rivista intense parole di incoraggiamento a continuare il servizio comunicativo all’intero mondo che da 167 anni, con questo stampato, vede protagonista la grande Comunità dei PP. Gesuiti!

Il discorso del Pontefice è pieno di indicazioni e consigli su come, oggi, bisogna comunicare il Vangelo, la fede, la Chiesa all’uomo contemporaneo. Un’umanità – evidenzia il Papa – continuamente connessa, quindi facilmente raggiungibile ovunque e quasi sempre.

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1) Comunicare nello scenario contemporaneo è quasi come un entrare in un mare aperto. Il comunicatore cattolico, però, non deve lasciarsi impaurire da questo mare, non deve andare alla ricerca di porti sicuri ma deve, con coraggio, navigare, prendere il largo anche a costo di perdere la rotta. Sembra quasi che dica non abbiate paura della Rete dei social network, di questo mare aperto e spesso pieno di tempeste, di giudizi, di opinioni contrastanti, di logiche e dinamiche completamente diverse dai classici mass media (porti sicuri e spesso chiusi). Bisogna aprirsi a questo “mare”, navigarci dentro con passione, approfittare delle sue difficoltà con la certezza che a farci compagnia è Lui che dice: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» Mt 14,27. Francesco, pertanto, invita i comunicatori ad «andare sempre avanti nella navigazione, spinti dal soffio dello Spirito Santo che ci guida».

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2) Non “intellettuali” ma “lavoratori”. Il comunicatore è un «lavoratore umile, modesto ma molto efficace». Fare comunicazione non è un passa tempo, non è un hobby culturale, ma un vero e proprio “lavoro”, un servizio che richiede fatica e tempo. Questo “lavoro” del comunicatore consiste continuamente nell’«aprire, integrare, moltiplicare, condividere, dialogare, dare e ricevere» qualcosa dal mondo. E’ una missione, un vero e proprio ministero.

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3) Comunicare la Chiesa, essere un comunicatore cattolico non significa «difendere le idee cattoliche, come se il cattolicesimo fosse una filosofia». Sono tanti i media (siti web, blog, radio) che purtroppo considerano la loro azione comunicativa come una forma di protezione della fede. Tali media tendono a mostrarsi come «una cosa da sagrestia». La Civiltà Cattolica, invece, – evidenzia il Papa – è un esempio di come deve essere un “media cattolico”: mantenere lo sguardo di Cristo sul mondo, trasmetterlo (comunicarlo) e testimoniarlo.

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4) Comunicare con l’inquietudine della ricerca. Per capire se stiamo comunicando bene domandiamoci: «il nostro cuore ha conservato l’inquietudine della ricerca?» Oppure si mantiene «nella sicurezza della dottrina con il sospetto della ricerca»? Per poter comunicare nello scenario digitale occorre mantenere mente e cuore inquieti. Non bisogna aver paura di essere criticati, o di perdere la ragionevolezza della fede. «I valori e le tradizioni cristiane non sono pezzi rari da chiudere nelle casse di un museo» dunque per navigare in questo mare aperto che è la Rete occorre aprirsi continuamente alla ricerca di nuovi significati da dare ai valori e alle tradizioni cristiane, mantenendosi però saldi nella certezza della fede.

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5) Come comunicatori abbiamo grandi visioni e slancio? Siamo audaci? Oppure siamo mediocri, e ci accontentiamo delle riflessioni di laboratorio? Comunicare la Chiesa oggi richiede apertura al mondo, passione, forza, intelligenza, progettualità, comprensione dello scenario sociale e comunicativo e, soprattutto, creatività. La gente vuole sentire cose nuove, parole che dicano novità, che riescano a cambiare la vita nel sentirle o nel vederle.

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6) La comunicazione deve prendere «consapevolezza delle ferite di questo mondo, e individuare terapie». Nel comunicare bisogna tendere a comprendere il male ma anche riuscire a versare olio sulle ferite aperte e guarirle. Parole, quindi, che sappiano dire chiaramente cos è il male e allo stesso tempo dare speranza a chi le ascolta. Occorre comunicare camminando, navigando, con «la propria intelligenza inquieta e lasciare che la tastiera del proprio computer traduca in riflessioni utili qualcosa di buono per costruire un mondo migliore, il Regno di Dio».

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7) Chi comunica deve accettare l’incompletezza. Accettare che c’è un Dio sempre maior, un Dio che sorprende sempre. Bisogna essere «giornalisti e scrittori dal pensiero incompleto, cioè aperto e non chiuso e rigido. I comunicatori devono farsi «guidare dallo spirito profetico del Vangelo per avere una visione originale, vitale, dinamica, non ovvia» della realtà. Questi atteggiamenti a richiederli sono le complessità del mondo contemporaneo, dove a regnare sembrano essere la “cultura del naufragio” (mediocrità relativista, messianismo profano, sospetto e rigidità) e la “cultura del cassonetto” (ogni cosa che non funziona va gettata). «Solo un pensiero aperto può affrontare la crisi e la comprensione di dove sta andando il mondo».

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8) Gli operatori nel comunicare nei e con i media dovrebbero comporre un “mappamondo”: «mostrare le scoperte recenti, dare nome a luoghi, fare conoscere qual è il significato» del Vangelo e «fare conoscere che Dio è al lavoro anche fuori dai confini della Chiesa, in ogni “civiltà”, col soffio dello Spirito».

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9) Per comunicare bisogna avere immaginazione. «Il pensiero rigido non è divino perché Gesù ha assunto la nostra carne che non è rigida se non nel momento della morte». Comunicare con “poesia”, con metafore «aiuta a rendere il pensiero agile, intuitivo, flessibile, acuto» Chi ha immaginazione non si irrigidisce, ha il senso dell’umorismo ed è in grado di spalancare visioni ampie ovunque».

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10) Papa Francesco conclude il suo discorso nel ricordare che «il pensiero della Chiesa deve recuperare genialità e capire sempre meglio come l’uomo si comprende oggi per sviluppare e approfondire il proprio insegnamento» e di conseguenza il proprio modo di comunicare. Come Chiesa – dice il Papa – abbiamo bisogno di “discernimento”. Il compito del comunicatore è quello di «vivere il confronto tra le esigenze brucianti dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo». Cercare le forme più adeguate per comunicare la fede, convincersi che oggi «il modo di comunicare cambia continuamente col passare del tempo».

don Alessandro Palermo (amandil5)

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Discorso del Papa alla comunità de La Cilvita Cattolica (9/02/2017): http://www.laciviltacattolica.it/articolo/discorso-del-santo-padre-francesco-alla-comunita-de-la-civilta-cattolica/ 

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