Liberiamo i SOCIAL dalle “catene di S. Antonio”

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Sui social network avete mai partecipato a una “catena di sant’Antonio”? Sarà successo un po’ a tutti di ritrovarsi taggati a post con “frasi e immagini religiose” o con contenuti di sofferenza, oppure di ricevere messaggi con l’invito a condividere il contenuto il più possibile. Forse è il caso di riflettere un po’ prima di incatenarsi a cose senza senso. Ecco qui una mia riflessione pubblicata dalla redazione di Aleteia. Spero sia di aiuto per cominciare a convincersi che i social sono una “questione” culturale più che semplici strumenti da gioco.

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Credo sia opportuno partire dalla considerazione che i social network, più che mode del momento, sono reali scenari che ci consentono di gestire la nostra rete sociale (cfr. Giuseppe Riva). Pertanto, le occasioni comunicative dei social media dovrebbero essere percepite con la stessa consapevolezza di quelle che sperimentiamo nel quotidiano vivere sociale. Anzi, come sottolinea Riva[1], i social servono proprio per gestire la propria rete sociale. Inoltre, ritengo sia importante cominciare a convincerci che i socialriflettono” le abitudini degli utenti: le bontà e le negatività, le ricchezze e le povertà – presenti nella Rete – dipendono, infatti, soltanto dagli uomini[2]. Nel momento in cui accediamo a un social siamo tutti chiamati ad una sorta di responsabilità sociale.

Le cosiddette “catene di sant’Antonio”, risultano, quindi, fuori luogo per tre motivi:

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1) non sono “pratiche social[3], ovvero non tendono a quei principi della comunicazione digitale: la partecipazione, la condivisione, la relazione – azioni che costruiscono la società – ma imitano quelle “logiche commerciali” (che si servono dei social solo per i propri interessi economici) perché in fin dei conti hanno come unico scopo quello di raggiungere un elevato numero di like e visualizzazioni. Il bene non si realizza con mille like o con tre mila visualizzazioni.

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2) Riflettono un’intenzione distorta e priva di significati perchè inquinano la rete con messaggi manipolatori illudendo gli utenti che l’azione giusta da compiere sia quella di condividere quel determinato post, il più delle volte, ideato con immagini che per una questione di rispetto non dovrebbero essere postate. Rivoltella[4] ci ricorda che il lasciare like, il condividere o il commentare post del genere esprime una forma di partecipazione a “bassa definizione”, un’azione che resta solo “inibita nella meta” senza produrre nulla di positivo.

catena-di-sant-antonio3) Tutte le catene sono sporche di motivi non autenticamente cristiani perché fanno leva alla sola emozione e non alla ragione, tendono alla minaccia augurando sventure a chi (intelligentemente) sceglie di non condividerle. Non possiamo definirle forme cristiane di comunicazione perché non c’è piena comunicazione quando manca la ragionevolezza e non c’è nulla di buono e di evangelico nei messaggi che intimano la sciagura. La comunicazione cristiana è, invece, portatrice di speranza, non si serve di nessuna catena manipolatoria ma si diffonde grazie alla forza del suo Messaggio. Pertanto, quando accediamo alla Rete, non perdiamoci nella ruggine di queste catane, ma facciamoci prossimi mettendoci in ascolto dei dolori e delle gioie delle tante persone che ogni giorno incontriamo lungo le nostre strade digitali.

“Non temere, perché sono con te (Is 43,5). Comunicare la speranza e la fiducia nel nostro tempo”, è questo il tema per la 51° Giornata mondiale per le comunicazioni (2017): come cristiani, dunque, siamo chiamati ad “abitare” i social network diffondendo azioni comunicative che costruiscano la catena della speranza e fiducia!

Alessandro Palermo (amandil5)

(dalla pagina web del portale informativo Aleteia: http://it.aleteia.org/2016/10/03/no-catene-santantonio-facebook-bambini-morti/)

___________________________

[1] Cfr. G. Riva, I social network, Il Mulino, Bologna 2016.

[2] Cfr. Ceretti, Padula, Umanità mediale. Teoria sociale e prospettive educative, ETS, Pisa 2016.

[3] Cfr. A. Palermo, Custodire e promuovere le dinamiche social, in URL < https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2016/05/16/e-a-rischio-la-dinamica-social-degli-scenari-digitali&gt; (30-09-2016).

[4] Cfr. P. C. Rivoltella, Le virtù del digitale. Per un’etica dei media, Morcelliana, Brescia 2015.

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