La PASTORALE DIGITALE dinanzi ai FENOMENI digitali come quelli di Pokemon Go

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Iscriversi in un social network, proiettarci dentro le proprie esperienze e condividerle agli altri, abitarlo con intenzioni di evangelizzazione e, soprattutto, starci perché si è convinti di farne un’occasione di “pastorale digitale”, necessita perlomeno la buona intenzione di mostrarsi prudenti e temperanti verso le dinamiche e le logiche digitali.

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Innanzitutto prudenti. La prudenza è una virtù cristiana, indispensabile per ogni azione pastorale (anche per quella digitale); «è la virtù di chi sa capire la complessità della realtà, di chi non riduce tutto a bianco e nero, buono e cattivo e proprio per questo sa che deve fondare le sue scelte sulla capacità di prevedere gli imprevisti».[1] Dunque, significa avere la consapevolezza che le dinamiche digitali (come quella del gioco) richiedono, prima di vestirle con giudizi positivi o negativi, una comprensione mediale, una competenza digitale.

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Occorre essere anche temperanti. La virtù cristiana della temperanza consiste nel «controllarsi per non abbandonarsi agli eccessi, per non consentire alle passioni o ai piaceri di prendere il sopravvento».[2] Pertanto, per comunicare negli scenari digitali bisognerà attivare processi riflessivi più che censure, aiutare gli altri (e noi) a ragionare più che a biasimare le pratiche mediali. La tecnologia, i social network, i media non si sono creati da soli, ma sono prodotti umani; non hanno nessuna “capacità personale” di subordinarci: le dipendenze e le problematiche, che riteniamo essere causate dai media, in realtà hanno sempre un’origine nell’uomo, nella sua mancanza di temperanza e quindi nell’incapacità di capire quali sono i bisogni effettivi e quelli che invece non lo sono, nel percepire quando forse si sta esagerando.

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Ecco che nei nostri social network spunta l’app Pokemon Go; è proprio dinanzi a questi servizi digitali che come “pastori digitali” siamo chiamati a mostrarci prudenti e temperanti. Semplicemente perché se vi vuole “stare” (aprire un account) nello scenario digitale e se si vuole comunicare ed evangelizzare bisogna cominciare ad educarci alle pratiche mediali e ai formati comunicativi dei social media. Diventare, quindi, prudenti e temperanti. A proposito di Pokemon Go Massimiliano Padula, presidente dell’AIART, ha evidenziato che tale gioco in realtà «è ciò che noi vogliamo che sia. Sta all’uomo scegliere di esserne fagocitato rischiando di andare a sbattere contro un palo per strada o di viverlo in modo autentico, come una semplice opportunità di svago e divertimento. Nella vita offline questi animaletti della fantasia non esistono ma prendono forma in quella online, così tanto da diventare presenze fisse di giornate trascorse a inseguirli. Siamo di fronte ad un uomo in cerca di qualcosa che non esiste eppure così reale da condizionare la sua esistenza. Pokemon Go come Facebook o qualunque altro spazio digitale, altro non è che una proiezione dell’umano. L’uomo rimane sempre il protagonista di ogni forma di tecnologia, anche della più estrema. Ma a volte si perde per strada, non discerne, non esprime appieno le proprie qualità etiche. Per questo è necessario educarlo alle pratiche e ai formati di una medialità che è sempre più dimensione costitutiva del suo essere sociale».[3]

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Ruggero Eugeni, professore ordinario di Semiotica dei media presso l’Università Cattolica del sacro Cuore, ci ricorda che il mondo digitale è un mondo “gamificato”, se ci facciamo caso la nostra relazione con i media digitali, in realtà, la sperimentammo sempre come se fosse un ‪gioco. Inoltre, viviamo in una fase di transizione perchè i ‪media digitali si stanno evolvendo e il gioco serve per adattarci a una realtà che ancora non esiste.[4]

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Di fronte all’app di Pokemon Go, credo sia preferibile scegliere le vie, sempre positive, della prudenza e della temperanza. Pur avendo ovviamente interessi economici, tale gioco sembra che abbia una qualità ‪positiva perchè, per poter giocare, obbliga ad uscire fuori, ad esplorare il nostro ambiente circostante e a non rimanere chiusi in casa da soli e rivolti allo schermo del nostro dispositivo! Cogliamo, allora, il dato positivo per cominciare ad attivare processi di educazione mediale, necessari per evitare i rischi e per cogliere le opportunità digitali.

 

 

Alessandro Palermo (amandil5)

______________________

[1] Cfr. P. C. Rivoltella, Le virtù del digitale. Per un’etica dei media, Morcelliana, Brescia 2015, 11.

[2] Ivi, 52.

[3] In URL: http://agensir.it/mondo/2016/07/20/fenomeno-pokemon-go-ma-luomo-rimane-sempre-il-protagonista-di-ogni-forma-di-tecnologia/.

[4] Cfr. R. Eugeni, La condizione postmediale, La Scuola, Brescia 2015, 28-31.

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3 pensieri su “La PASTORALE DIGITALE dinanzi ai FENOMENI digitali come quelli di Pokemon Go

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