Le VIRTÙ e i social network: un modo di fare pastorale digitale

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Come possiamo educare i ragazzi (e gli adulti) di oggi ad acquisire un “uso umano” per cogliere le potenzialità e le opportunità dei dispositivi digitali? Esiste uno stile cristiano che dia una forma alla nostra “presenza digitale” nei social network? Infine, concretamente, cosa significa fare “pastorale digitale”?

 

Rivoltella, nel suo testo “Le virtù del digitale. Per un’etica dei media”, riprendendo le tradizionali virtù (cardinali e teologali) sviluppa una nuova logica di approccio allo scenario digitale. La virtù è “un dispositivo” etico e umano e si costruisce attraverso la pratica; presuppone, quindi, un processo di crescita del soggetto: l’uomo virtuoso è, infatti, colui che agisce con consapevolezza e responsabilità. In una società come la nostra, intessuta dai media digitali, diventa di vitale importanza lavorare (educare, fare pastorale) per aiutare le persone a diventare “soggetti virtuosi” anche nel loro quotidiano “scenario digitale”.

Ecco che, attraverso “la crescita nelle virtù”, diventa possibile attivare efficienti ed efficaci percorsi educativi, assumere uno stile cristiano anche nel digitale: fare, quindi, pastorale digitale.

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LA VIRTÙ DELLA PRUDENZA

Essere prudenti nello scenario dei social network significa: … saper viaggiare informati, acquisire una competenza digitale per distinguere ciò che è vero da ciò che è falso; essere consapevoli di cosa si pubblica e come si pubblica, perchè un contenuto una volta pubblicato può difficilmente rimanere sotto il proprio controllo; essere responsabili della propria comunicazione, pesare le parole e rispettare la netiquette, evitare lo spam (condividere contenuti inutili).

LA VIRTÙ DELLA GIUSTIZIA

Nella rete essere giusti vuol dire: …diffondere pari opportunità di comunicazione; permettere che tutti possano esprimere, liberamente senza pregiudizio e prevaricazione, il proprio punto di vista.

LA VIRTÙ DELLA FORTEZZA

Essere forti nei social network significa: …tenersi lontano dal conformismo e pensare con la propria testa anche a costo di diventare impopolari; condividere contenuti non per ricevere like ma per partecipare agli altri il proprio punto di vista; esercitare un pensiero critico.

LA VIRTÙ DELLA TEMPERANZA

Agire nella temperanza vuol dire: … sapersi controllare per non abbandonarsi agli eccessi; nell’utilizzo dei media assumere un atteggiamento riflessivo al fine di distinguere i bisogni effettivi; assumere la consapevolezza di quanto sia necessario essere online e quanto essere offline.

LA VIRTÙ DELLA FEDE

Nei social network ci si trova continuamente di fronte al dubbio se fidarci o meno di ciò che viene comunicato, e se sì sino a che punto. Comunicare alla luce della virtù della fede significa mostrarsi affidabili, evitare ogni forma di maschera e di simulazione, trasmetter e promuovere i valori umani.

LA VIRTÙ DELLA SPERANZA

Il web vive di velocità, il tempo sembra mancare e ne consegue un appiattimento della dimensione del presente: il tempo della rete sembra, infatti, un eterno presente. Comunicare con tale virtù, pertanto, vuol dire dare spazio all’immaginazione, rinunciare alla comodità rassicurante del format, evitare i conformismi e i modelli standard. Non limitarsi a condividere contenuti ma generare novità, cose nuove per il bene degli altri.

LA VIRTÙ DELLA CARITA’

Oggi, grazie ai media, siamo costantemente informati sui mali che affliggono l’umanità; i media eliminano l’impatto dello spazio ed estendono a dismisura la nostra possibilità di conoscere la sofferenza che attraverso l’umanità. «Il problema è che la sofferenza globale cade fuori dai confini del nostro mondo di incidenza». Il rischio forte è che la nostra partecipazione si fermi all’indignazione e/o commozione. «Se i media sono troppo vicini può perdersi la neutralità del giudizio; quando i media sono troppo lontani ci si orienta verso solo i vicini (le nostre vittime) tralasciando il resto; quando i media non sono ne vicini e ne lontani si crea la falsa neutralità, facendo spettacolo delle notizie». Bisogna capire che i media, per quanto riguarda la vicinanza spaziale, sono sempre distanti, cioè posso indignarmi, partecipare alla sofferenza, ma come posso esprimere la mia carità? Un modo può essere quello di imboccare la strada della partecipazione che non si accontenta del like o della condivisione della notizia ma di creare occasioni di prossimità verso i fratelli bisognosi.

Alessandro Palermo (amandil5)

Le virtù del digitale. Per un'etica dei media

Nel testo, Rivoltella costruisce, pezzo per pezzo, l’etica dei media, o almeno getta le basi per riflettere su cosa significa comportarsi bene in rete. Le sette virtù della tradizione – quattro cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza) e le tre teologali (Fede, Speranza, Carità) – costituiscono il framework dell’etica dei media. Rivoltella le argomenta una per una, partendo dal senso cristiano e dall’inquadramento culturale, passando per la fenomenologia della vita quotidiana e mettendole in relazione con l’analisi dei comportamenti nel web delle persone ma soprattutto degli adolescenti.

Riferimenti al testo di P. C. Rivoltella, Le virtù del digitale. Per un’etica dei media, Morcelliana, Brescia 2015.

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