Le SFIDE della comunicazione digitale alla PASTORALE

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Antonio Spadaro, in occasione dell’incontro dei Vescovi responsabili per le comunicazioni sociali delle Conferenze Episcopali in Europa (CCEE) che si è svolto ad Atene lo scorso novembre 2014, ha ricordato che “Internet è una realtà che ormai fa parte della vita quotidiana: non un’opzione, ma un dato di fatto. […] Per cui «l’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone» (Benedetto XVI). Pertanto, ha evidenziato che “l’evangelizzazione non può non considerare questa realtà”, e che bisogna affrontare le “sfide che la comunicazione digitale pone alla pastorale”.

1) sfida: dalla pastorale della risposta alla pastorale della domanda

 La nostra società appare satura di dati e di messaggi, il vero problema di oggi, infatti, “non è reperire il messaggio ma decodificarlo, cioè riconoscerlo importante”. Inoltre, “tutti danno risposte”, ma pochi pongono domande di senso! “Ecco che diventa importante riconoscere le domande fondamentali”.

“L’annuncio cristiano corre il rischio di presentarsi come una risposta tra le tante. Quindi, più che presentare il Vangelo come il libro che contiene tutte le risposte, bisognerebbe imparare a presentarlo come il libro che contiene tutte le domande giuste. “È un lavoro complesso, che richiede una grande sensibilità spirituale” e una disponibilità ad entrare “in dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze”.

2) sfida: dalla pastorale centrata sui contenuti alla pastorale centrata sulle persone

“Oggi sta cambiando anche la modalità di fruizione dei contenuti” e “la fede sembra partecipare di questa logica. Le programmazioni sono sostituite dalle ricerche personali e dai contenuti accessibili sempre in rete. Il catechismo era una forma per presentare in maniera ordinata, coerente e scandita i contenuti della fede, ma, in un tempo in cui i palinsesti sono in crisi, questa modalità di presentare la fede è, a sua volta, in crisi.”

Pertanto, come far sì che la Chiesa non diventi un container da tenere accesso come un televisore che parla senza comunicare? Bisogna trovare nuove forme per elaborare la propria comunicazione, affinché riceva un’attenzione adeguata. Superare il modello del pulpito e dell’assemblea che ascolta per rispetto e cominciare coinvolgere e convincere gli altri che ascoltano. La vita della Chiesa è chiamata ad assumere una forma sempre più comunicativa e partecipativa”.

3) sfida: dalla pastorale della trasmissione alla pastorale della testimonianza

“La vera novità dell’ambiente digitale è la sua natura di social network, cioè il fatto che permette di far emergere le relazioni tra gli utenti: in rete emergono non solo le persone e i contenuti, ma emergono le relazioni. Comunicare dunque non significa più trasmettere ma condividere. La società digitale non è più pensabile e comprensibile solamente attraverso i contenuti. Non ci sono innanzitutto le cose, ma le persone. La logica delle reti sociali ci fa comprendere meglio di prima che il contenuto condiviso è sempre strettamente legato alla persona che lo offre. Non c’è, infatti, in queste reti nessuna informazione «neutra»: l’uomo è sempre coinvolto direttamente in ciò che comunica”.

“Il cristiano, che vive immerso nelle reti sociali, è chiamato a un’autenticità di vita molto impegnativa: essa tocca direttamente il valore della sua capacità di comunicazione. Infatti, come ha scritto Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni del 2011, «quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali». La fede quindi non solo si trasmette, ma va suscitata nell’incontro personale, nelle relazioni autentiche.”

4) sfida: dalla pastorale della propaganda alla pastorale della prossimità

Evangelizzare nella rete, non significa fare propaganda del vangelo. La Chiesa in Rete è chiamata dunque non a un’emittenza di contenuti religiosi, ma a una condivisione del Vangelo. Papa Francesco ha definito il potere dei media come prossimità”.

“Come si manifesta l’essere prossimo nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Papa Francesco, parlando ai comunicatori nel 2002, aveva scelto la parabola del buon samaritano, come immagine di riferimento del comunicatore.”

5) sfida: dalla pastorale delle idee alla pastorale della narrazione


“Le foto «taggate», «geolocalizzate», collocate nel tempo esatto in cui sono state condivise sono l’album fotografico live della nostra vita.
 I nostri tweets o gli updates dello stato su Facebook e i post dei nostri blog conservano i nostri pensieri, ma anche i nostri stati emotivi. Le librerie on line e gli altri negozi tengono traccia dei nostri gusti, delle nostre scelte, dei nostri acquisti e a volte anche dei commenti. I video su YouTube costruiscono per frammenti il film della nostra vita fatto dai nostri video e da quelli che ci piacciono. Infatti, lo streaming della nostra vita non è fatto solo di ciò che immettiamo in Rete ma anche di ciò che gradiamo, da ciò che ci piace, e che segnaliamo agli altri anche grazie al pulsante like ai nostri followers e ai nostri friends.” Oggi i social networks offrono l’opportunità di rendere più significativa l’esperienza vissuta soggettivamente proprio grazie alla pubblicazione e alla condivisione in una rete di relazioni.”

La rete è un’opportunità perché narrare in ogni caso è restituire i soggetti della conoscenza alla densità simbolica ed esperienziale del mondo. E oggi si avverte il bisogno di narrazione all’interno di legami e relazioni. La narrazione di rete può essere, sì, individualistica e autoreferenziale, ma può essere anche polifonica e aperta”.

(Antonio Spadaro S.I., Le sei sfide della comunicazione digitale alla pastorale, in URL http://www.cyberteologia.it/2014/11/le-6-grandi-sfide-della-comunicazione-digitale-alla-pastorale/ )

 

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