Comunicare con MISERICORDIA per dare concretezza alle PAROLE

Piazza San Pietro, Papa Francesco incontra un gruppo di bambini

Papa Francesco, con il Messaggio per la 50° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, ci ricorda che ciò che dà “forma” alla comunicazione della Chiesa è la misericordia di Dio. In una società sempre più digitale, dove il più delle volte le parole comunicate si riducono a slogan pubblicitari e a pensieri disincarnati, occorre ritrovare la forma della “fisicità” e della “corporeità” della comunicazione. Ecco, allora, il perché della misericordia: essa diventa la “forma” che ridà corporalità e fisicità alle parole. Per Francesco, comunicare con misericordia significherà:

1) Creare “ponti” attraverso la scelta di parole e gesti che manifestino l’intenzione di voler incontrare l’altro. Possono costruire questi ponti «solo parole pronunciate con amore e accompagnate da mitezza e misericordia».

2) Metterci in ascolto dell’altro per far si che la nostra comunicazione non sia solo trasmissione di un “mio pensiero”, ma condivisione di contenuti diversi dai nostri. Nei social network, mettersi in ascolto, significherà comunicare non soltanto per trasmettere informazioni e notizie, ma per avvicinarsi e ascoltarsi non come sordi spettatori e consumatori ma come persone desiderose di relazione e di condivisione.

3) Convincersi che «non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno, ma il cuore dell’uomo». I social media, con le loro dinamiche digitali, non ci determinano e non ci inducono al male, ma è il nostro cuore, semmai, a farli diventare occasioni di male. I social sono i nostri “progetti” (non viceversa) creati per favorire le relazioni umane e promuovere il bene della società.

4) Renderci conto che «anche in rete si costruisce una vera cittadinanza». Bisognerà avere, quindi, un’autentica conoscenza della dinamica digitale e assumersi una responsabilità morale. In queste reti digitali, che sono veramente reali, così come avviene nella piazza fisica ci si può “accarezzare o ferire”, avere “una discussione proficua o un linciaggio morale”. La carezza o la ferita dipenderanno dal nostro cuore.

5) Comprendere che l’evoluzione degli strumenti comunicativi – dalle tavolette incise su pietra agli schermi digitali dei nostri smartphone e tablet – è un “dono di Dio”, ha ampliato i nostri orizzonti comunicativi e, soprattutto, richiede la nostra responsabilità. La comunicazione della Chiesa, indipendentemente dall’evoluzione dei media, dovrà sempre essere in grado di prendersi cura del bisognoso, confortare chi è nel pianto, guarire il malato, accompagnare lo sfiduciato.

Alessandro Palermo

[dal Messaggio del Santo Padre Francesco per la 50° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali “Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo”]

5 messaggi della 50° Giornata delle comunicazioni in 5 immagini

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